I Minatori

I Minatori

Miniere in Alta Valle Seriana
Le viscere dei monti dell’Alta Valle Seriana sono percorse da chilometri di secolari cunicoli e gallerie. Grazie al ritrovamento di un “deposito di fonderia” a Parre, avvenuto nel 1883, abbiamo le prove che l’uomo iniziò nella nostra zona un’attività mineraria più di 3000 anni fa. I popoli primitivi potevano ricercare i minerali solo dove i banchi di roccia affioravano in superficie, e le zone montane erano un ambiente ideale. L’attività legata alle miniere è stata quindi il primo momento della civilizzazione delle vallate montane.

Il Lavoro in Miniera: La Coltivazione
I lavori per l’estrazione del minerale vengono chiamati “coltivazione”.
Prima dell’arrivo, alla fine dell’800, di società straniere (inglesi e belghe) che introdussero meccanizzazioni e attrezzature all’avanguardia, si lavorava con metodi e mezzi rudimentali. Il minerale veniva scavato partendo dagli affioramenti, quindi dall’alto verso il basso; in seguito, attraverso gallerie di ribasso, si iniziò la coltivazione dal basso verso l’alto.
Venivano utilizzati leve e picconi per rompere la roccia; più tardi la perforazione a mano con lo scalpello da mina, i cui fori venivano riempiti con dinamite in candelotti. A partire dagli anni ’20 vennero infine introdotte macchine perforatrici ad aria compressa.

Il Carreggio e La Cernita
Al trasporto del minerale all’esterno della galleria erano addetti dei ragazzi che usavano paioli di ferro o gerli. Venne introdotto poi il “carreggio”, cioè il trasporto con vagoni su binari, spinti a mano o trainati da muli o cavalli; successivamente vennero adottati loco­motori capaci di trainare numerosi vagoni.
Sul “piazzale” all’imbocco della galleria si trovavano le “taissine”, donne addette alla cernita del minerale, aiutate da alcuni ragazzini chiamati “galecc”, e il fabbro che riaffilava i ferri da mina, soggetti a deteriorasi facilmente a causa alla durezza della roccia.

Trasporto a Valle e Lavorazione
Il trasporto a valle avveniva a spalle o con speciali slitte trainate dagli “strùsì”, poi a mezzo di carri per raggiungere i forni. Solo verso la fine dell’800 vennero installate apposite teleferiche con carrucole su cui, sfruttando la forza di gravità, si facevano scorrere i vagoncini.
Sia il minerale di ferro che quello di zinco venivano cotti in appositi forni, l’uno per renderlo più friabile in vista della cernita; l’altro per alleggerirlo e facilitarne il trasporto.
Per lo zinco e il piombo i forni vennero poi sostituiti dalla laverie, impianti in cui il minerale veniva macinato e flottato, con acqua e reagenti chimici, per sepa­rare il metallo dal materiale sterile.

Forni Fusori e Fucine
Il minerale misto a carbone veniva immesso nei forni per essere fuso. II ferro liquido che ne usciva era colato in appositi contenitori per fare lingotti in ghisa di varie forme. La ghisa passava quindi alle fucine dove, dopo essere stata arroventata, veniva lavorata.
Il minerale di zinco invece veniva esportato all’estero o inviato in altre parti d’Italia per le lavorazioni succes­sive. Questo fino alla costruzione degli “altiforni” di Ponte Nossa messi in produzione nel 1952.

I Lavoratori delle Miniere
Al lavoro in miniera si legano diverse figure, oltre a quella più conosciuta dei minatori. Il “caporàl” sovrintendeva alla coltivazione, controllava la quantità e la qualità del minerale estratto, teneva i contatti con la direzione.
Il “foghì” con la sua cassa piena di dinamite, detonatori e micce, girava da un cantiere all’al­tro per far brillare le mine; il lavoro del “vagonesta” invece consisteva nello spingere i vagoni di minerale su e giù per la miniera. All’imbocco delle miniere si incontravano le “taissine” che con appositi martelli separavano il minerale dallo sterile. Gli “strùsì” trainavano a valle slitte cariche di minerale, finchè vennero sostituiti dal “frenòr” addetto a frenare la corsa dei vagoncini nelle stazioni delle teleferiche. Il “flotadùr” era l’addetto alle celle di flottazione della laveria.

Lo Studio Geologico
L’operazione principale che bisognava svolgere prima di iniziare uno scavo, era lo studio geologico della zona. Attraverso una serie di indagini con metodi geofisici (prospezioni magnetiche, gravimetriche, elettriche…) e meccanici (trincee, pozzi, sondaggi…), si accertava l’estensione e la potenza degli strati di minerale, anche al fine di determinarne la con­venienza economica.
Anticamente l’unica ricerca possibile era quella a vista ed è per questo che le miniere più antiche si trovano in montagna, lungo corsi d’acqua o in zone desertiche dove le rocce non sono coperte dal terreno di coltura.

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