Ol Poiàt: Trasformazione della Legna in Carbone

Ardesio grazie alla sua superficie boschiva ha sempre tratto vantaggio dalle risorse naturali presenti. Degna di nota è la tecnica, molto comune nella prima metà del novecento, di trasformazione della legna incarbone. In dialetto il cumulo di legna e terra necessario era appunto chiamato “poiat“.

Il procedimento è assai complesso e gioca una importanza fondamentale l’esperienza nel controllare la combustione.

Si prepara in varie fasi:

1. Individuato uno spazio pianeggiante si predispone un mucchio di legna con un palo nel centro attorno al quale si accatasta la legna in modo da poterlo poi sfilare e creare un camino. I Poiat possono essere di varie misure sino ad una altezza di 2, 5 metri ed un diametro di 5 metri.

2. Si accatastata la legna si ricopre il tutto di fogliame e residuo di bosco per circa 5 centimetri più altri 5 centimetri di terra.

3. Si prepara un bel falò poco distante per avere della brace. Si sfila il palo nel centro e si inserisce la brace del ottenuta dal fuoco, schiacciandola sul fondo con una pertica, seguita poi da pezzetti di legno sino a riempire completamente il buco lasciato dal palo. Anche la sommità viene coperta di foglie e terra.

4. Ora va controllata costantemente la combustione per evitare che si spenga o, peggio ancora, che la legna bruci trasformandosi in cenere anziché in carbone. Il controllo avviene tramite dei fori che vengono fatti partendo dall’alto su tutta la circonferenza del poiat. I carbonai tramite la chiusura ed apertura di questi fori assicuravano che il processo si completasse su tutta la legna presente nella catasta.

Il tempo necessario alla completa trasformazione varia a seconda della dimensioni della catasta e si poteva arrivare sino a 20 giorni di sorveglianza consecutivi, giorno e notte, motivo per cui i carbonai in questi periodi vivevano in un riparo costruito vicino al poiat che controllavano a turni.

Questo mestiere, ormai sparito, fa parte della cultura degli abitanti di Ardesio, nel secolo scorso spesso emigrati all’estero, soprattutto in Francia e Svizzera, per lavorare nei boschi come taglialegna. Dalla volontà di preservare la memoria dei mestieri che un tempo segnavano l’economia e la vita degli abitanti della valle è stata organizzata una manifestazione all’inizio degli anni ’90 in cui un gruppo di boscaioli ha preparato il carbone con la tecnica del poiat. Le immagini si riferiscono a quell’evento.

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